TERAPIA DEL TRAUMA: effetti di esperienze traumatiche.

Per trauma s’intende un evento sopraffacente per il sistema nervoso, di fronte al quale la persona si sente minacciata e in pericolo. È un’esperienza che compromette il senso di sicurezza, mettendo a rischio la sopravvivenza dell’individuo.

L’impatto estremo del trauma riduce la qualità di vita, lasciando un apprendimento inconscio che si manifesta in tendenze di evitamento tra cui: difficoltà a parlare di sé e delle proprie emozioni, evitamento di certi stimoli/luoghi, distacco emotivo, parlare troppo o troppo poco, difficoltà a concentrarsi, tendenza al ritiro/isolamento o, al contrario, costante ricerca di supporto e vicinanza.

Il trauma compromette i sistemi di azione della socialità, esplorazione, attaccamento, sessualità e gioco. La persona potrebbe non avere voglia di coinvolgersi socialmente o di instaurare relazioni intime. Potrebbe sviluppare una fobia per certi luoghi, limitando la propria libertà. Inoltre, sono comuni i sintomi del disturbo post traumatico da stress (PTSD): disturbi del sonno, alterazioni dell’appetito, flashback intrusivi, incubi notturni, disturbi gastrointestinali, alterazioni dell’espressione vocale, aumento o diminuzione della percezione sensoriale.

Gli effetti di un’esperienza traumatica possono manifestarsi anche a distanza di molto tempo dall’evento originario, attivando risposte di difesa sottocorticali, regolate dal cervello rettiliano (la parte del cervello che regola i riflessi animali legati alla sopravvivenza). Come illustrato nel grafico, il nostro cervello è formato da tre strati: corteccia cerebrale (C), cervello limbico (L) e cervello rettiliano (R). Quest’ultimo è responsabile delle risposte istintive, ovvero delle risposte automatiche che sfuggono al nostro controllo (per esempio, se per strada all’improvviso devi schivare una macchina, prima ancora che tu decida coscientemente di spostarti, il tuo cervello rettiliano ha già attivato la risposta di fuga facendoti arretrare per salvarti la vita!).

Chi ha vissuto un’esperienza traumatica, è attivato da stimoli associati al trauma (trigger), senza esserne consapevole. Ricordo un mio paziente che, ogniqualvolta provava a scrivere la tesi, entrava in uno stato di angoscia che lo bloccava. Nel corso delle sedute, ricordò di avere avuto un’insegnante particolarmente rigida ed autoritaria quando frequentava ancora la scuola primaria. A spaventarlo più di ogni altra cosa era il fatto che l’insegnante facesse scrivere un tema ogni giorno, che veniva poi letto in classe commentando gli errori a voce alta. Per il mio paziente la possibilità che il suo tema venisse letto e “criticato” di fronte ai suoi compagni era spaventosa, gli faceva provare una profonda vergogna. Il suo sistema nervoso aveva imparato ad associare la scrittura a qualcosa di non sicuro, che avrebbe potuto esporlo ad un rischio, ad una umiliazione. Mentre raccontava quest’esperienza, manifestò un’intensa reazione di congelamento e tensione muscolare, simile a quella che accusava ogni volta che provava a scrivere la tesi. Cosa succedeva nel suo sistema nervoso?

Lo stimolo attivante, o innesco, in questo caso scrivere la tesi, attivava una memoria traumatica associata ad uno stato di allerta e pericolo, senza che lui fosse consapevole dell’associazione tra i due eventi della sua vita (freccia da T al cervello rettiliano). Tantomeno, il cervello non era in grado di distinguere che scrivere la tesi fosse innocuo, poiché quando il sistema nervoso percepisce uno stato di pericolo, non è in grado di attivare la corteccia cerebrale.

Per semplicità, immaginiamo che nel cervello rettiliano ci siano due motori. Una volta che l’innesco attiva il cervello rettiliano, il motore IPER può accendersi aumentando l’attivazione del sistema nervoso, con tachicardia, tremori, tensione muscolare, respiro accelerato, mascella serrata, sbiancamento o arrossamento del volto, orientamento ipervigile, sudorazione, immobilità tonica e congelamento. In altri casi, si attiva il motore IPO che diminuisce l’attivazione del sistema nervoso fino allo svenimento o collasso.

La terapia del trauma prevede una prima fase di stabilizzazione dei sintomi in cui si sviluppano risorse somatiche che aiutano il sistema nervoso a regolare l’attivazione neurovegetativa. Questo aiuta a ristabilire una neurocezione interna di sicurezza che rende più gestibile gli effetti della memoria traumatica. In un secondo momento si lavora più direttamente con il ricordo traumatico, per elaborarlo ed integrarlo. Se desideri ricevere maggiori informazioni sul mio approccio terapeutico al trauma, puoi scrivermi tramite la sezione contatti del mio sito e avrai una prima consulenza telefonica gratuita.

Dott.ssa Elisa Zobbi, psicologa-psicoterapeuta.

Psicologa Reggio Emilia.